Le novità di maggio 2021

LE PRINCIPALI NOVITÀ

Nuove regole note di variazione IVA

L’art. 18 del DL 73/2021 (c.d. decreto “Sostegni-bis”) ha modificato l’impianto normativo per l’emissione delle note di variazione IVA derivanti dalle procedure concorsuali avviate a decorrere dal 26 maggio 2021 (data di entrata in vigore del decreto).

Il legislatore ha modificato l’art. 26 comma 2 del DPR 633/72 e introdotto il successivo comma 3-bis, stabilendo che è possibile emettere la nota di variazione in diminuzione, in caso di mancato pagamento del corrispettivo, in tutto o in parte, da parte del cessionario o committente “a partire dalla data in cui quest’ultimo è assoggettato a una procedura concorsuale”.

La novità segue quanto era già stato previsto con il DLgs. 175/2014, consentendo la variazione in diminuzione dalla data del decreto che omologa un accordo di ristrutturazione dei debiti e dalla data di pubblicazione nel Registro delle imprese di un piano attestato.

Diversamente dall’accordo di ristrutturazione e dal piano attestato, però, per le altre procedure (su tutte, fallimento e concordato preventivo) la data di assoggettamento alla procedura del cessionario o committente è individuata dal nuovo comma 10-bis dell’art. 26 in esame. La data di apertura delle procedure attualmente disciplinate dal RD 267/42 è così individuata, ai fini dell’emissione della nota di variazione, nell’identico momento stabilito, ai sensi dell’art. 101 comma 5 del TUIR, per la deducibilità della perdita su crediti.

Il momento di emissione della nota è, quindi, individuato, rispettivamente, nella data della sentenza dichiarativa di fallimento, nella data del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo, nella data del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa o del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.

Viene, peraltro, normativamente stabilito che, qualora il corrispettivo sia pagato successivamente alla data di avvio della procedura concorsuale, il cedente o prestatore dovrà effettuare una variazione dell’imposta in aumento. Di riflesso, il cessionario o committente, previa registrazione della nota, avrà il diritto di portare in detrazione, ai sensi dell’art. 19 del DPR 633/72, l’IVA corrispondente alla variazione in aumento.

Come detto, le novità di cui all’art. 18 del DL 73/2021 valgono per le sole procedure avviate a decorrere dal 26 maggio 2021. Per le procedure antecedenti a tale data, non sembrano applicabili indiscriminatamente i nuovi termini di emissione delle note IVA in diminuzione.

Contributo a fondo perduto per start up con partita IVA 2018 e inizio attività 2019

In sede di conversione in legge del cdecreto Sostegniè stato introdotto un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti:

  • titolari di reddito d’impresa;
  • che hanno attivato la partita IVA dall’1.1.2018 al 31.12.2018;

la cui attività d’impresa è iniziata nel corso del 2019, in base alle risultanze del Registro delle imprese tenuto presso la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura.

Si tratta dei soggetti ai quali non spetta il contributo di cui all’art. 1 del DL 41/2021, in quanto l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 non è inferiore almeno del 30% rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019,

Devono essere comunque rispettati gli altri requisiti e le altre condizioni previsti dal suddetto art. 1 del DL 41/2021.

Il contributo a fondo perduto è riconosciuto nella misura massima di 1.000,00 euro.

I criteri e le modalità di attuazione di tali disposizioni saranno definiti con apposito decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, anche al fine del rispetto del limite di spesa (20 milioni di euro per il 2021).

Rivalutazione dei beni d’impresa – Estensione ai bilanci al 31.12.2021

Mediante inserimento del nuovo co. 4-bis, si dispone che la rivalutazione dei beni d’impresa di cui all’art. 110 del DL 14.8.2020 n. 104 conv. può essere eseguita anche nel bilancio successivo a quello in corso al 31.12.2020, vale a dire nel bilancio al 31.12.2021 per i soggetti “solari”, circoscrivendo però tale facoltà:

  • ai beni non rivalutati nel bilancio precedente;
  • ai soli fini civilistici, senza la possibilità di affrancamento del saldo attivo e di riconoscimento degli effetti a fini fiscali, di cui all’art. 110 co. 3 e 4 del DL 104/2020 medesimo.

IMU – Prima rata per l’anno 2021 – Esclusioni

È prevista l’esenzione dal versamento della prima rata dell’IMU per l’anno 2021, il cui termine è fissato al 16.6.2021, per alcuni soggetti.

In particolare, la prima rata dell’IMU 2021 non è dovuta dai possessori di immobili che hanno i requisiti richiesti per ottenere il contributo a fondo perduto di cui all’art. 1 del DL 41/2021 (c.d. “Sostegni”), sempreché in detti immobili venga anche esercitata la loro attività.

L’esenzione dall’IMU si applica nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dal “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19”, di cui alla comunicazione della Commissione europea del 19.3.2020 e successive modifiche.

Rate da rottamazione dei ruoli e saldo e stralcio degli omessi versamenti

Le diverse forme di rottamazione dei ruoli disciplinate dall’art. 3 del DL 119/2018, così come il saldo/stralcio degli omessi pagamenti (art. 1 co. 145 ss. della L. 145/2018), perdono efficacia se si verifica un omesso, tardivo oppure insufficiente versamento di una qualsiasi delle rate.

Per tutte le rate che scadono nel corso del 2020 e nel 2021, incluse quelle della rottamazione ex art. 5 del DL 119/2018 per risorse proprie UE/IVA all’importazione (per la rottamazione dei ruoli le rate, a seconda della tipologia, possono scadere/sono scadute il 28.2, il 31.5, il 31.7 e il 30.11; per il saldo e stralcio il 31.3, il 31.5 come da proroga ex DL 18/2020 e il 31.7), il pagamento, senza subire alcuna decadenza e aggravio di sanzioni e interessi, può avvenire:

  • entro il 31.7.2021 per le rate scadute nel 2020;
  • entro il 30.11.2021 per le rate in scadenza il 28.2, il 31.3, il 31.5, il 31.7.

Prima del DL 41/2021, il pagamento sarebbe dovuto avvenire entro l’1.3.2021.

Rimane attualmente in essere la scadenza “naturale” del 30.11.2021.

Le rate prorogate non possono essere oggetto di ulteriore dilazione ma si applica la tolleranza dei 5 giorni di cui all’art. 3 co. 14-bis del DL 119/2018.

Proroga del divieto di licenziamento

Viene prorogato il divieto di licenziamento per motivi economici, che era stato differito al 31.3.2021 dall’art. 1 co. 309 della L. 30.12.2020 n. 178 (legge di bilancio 2021).

Sono previste due proroghe:

  • fino al 30.6.2021 per tutti i datori di lavoro;
  • dall’1.7.2021 al 31.10.2021 per i datori di lavoro di cui ai co. 2 e 8 dell’art. 8 del DL 22.3.2021 n. 41, quindi i datori che possono fruire dei trattamenti di assegno ordinario e di cassa integrazione in deroga, nonché della cassa integrazione operai agricoli (CISOA) per il settore agricolo.

Continua a essere precluso:

  • l’avvio di procedure di licenziamento collettivo ex artt. 4, 5 e 24 della L. 223/91 (restano sospese quelle pendenti avviate dopo il 23.2.2020) fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto di appalto;
  • indipendentemente dal numero di dipendenti, il recesso dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’art. 3 della L. 604/66; restano sospese le procedure già avviate ai sensi dell’art. 7 della medesima legge.

Restano ferme le eccezioni al divieto di licenziamento per motivi economici da ultimo indicate al co. 311 dell’art. 1 della L. 178/2020. Pertanto, si potrà procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro oltre che nell’ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato in un appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore, anche nei casi di:

  • cessazione definitiva dell’attività dell’impresa o cessazione definitiva dell’attività dell’impresa conseguente alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività, sempreché non sia configurabile un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa ai sensi dell’art. 2112 c.c.;
  • accordo collettivo aziendale, stipulato dalle OO.SS comparativamente più rappresentative a livello nazionale, che preveda un incentivo all’esodo per i lavoratori disponibili ad accettare la risoluzione del rapporto di lavoro, senza che questo comporti la perdita della NASpI;
  • fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa o ne sia disposta la cessazione.

Tassazione capital gain start up innovative e PMI innovative

Le plusvalenze realizzate da persone fisiche, derivanti dalla cessione di partecipazioni al capitale di imprese start up innovative acquisite mediante sottoscrizione di capitale sociale dal 1° giugno 2021 al 31 dicembre 2025 e possedute per almeno tre anni non sono soggette a imposizione.

Lo stesso, con i medesimi criteri, vale per le plusvalenze relative alle partecipazioni in PMI innovative.

Non sono inoltre soggette a imposizione le plusvalenze realizzate da persone fisiche, derivanti dalla cessione di partecipazioni al capitale in società di persone, escluse le società semplici e gli enti ad esse equiparati, e nelle società di capitali (anche estere), qualora e nella misura in cui, entro un anno dal loro conseguimento, siano reinvestite in imprese start up innovative o in piccole e medie imprese innovative mediante la sottoscrizione del capitale sociale entro il 31 dicembre 2025.

L’efficacia delle disposizioni è subordinata all’autorizzazione della Commissione europea.

Misure per lo sviluppo di canali alternativi di finanziamento delle imprese

Al fine di sostenere l’accesso a canali alternativi di finanziamento da parte delle imprese con numero di dipendenti non superiore a 499, nell’ambito del Fondo di garanzia è istituita un’apposita sezione dedicata alla concessione di garanzie su portafogli di obbligazioni, emesse da imprese a fronte della realizzazione di programmi qualificati di sviluppo aziendale, nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione di tipo tradizionale, sintetico o anche senza segmentazione del portafoglio.

Ai fini dell’ammissibilità alla garanzia, l’importo delle obbligazioni emesse da ciascuna impresa deve essere compreso tra euro 2 milioni ed euro 8 milioni.

Con decreto del Ministro dello sviluppo economico saranno specificati i dettagli.

ACE innovativa 2021

Con riferimento ai soli incrementi ACE verificatisi nel perido d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2020, l’aliquota per la determinazione del beneficio è incrementata al 15%.

Tali incrementi del capitale proprio rilevano a partire dal primo giorno del periodo d’imposta e per un ammontare massimo di 5 milioni di euro indipendentemente dall’importo del patrimonio netto risultante dal bilancio.

Una rilevante novità apportata dalla nuova ACE, valevole unicamente sugli incrementi effettuati nel periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2020, è rappresentata inoltre dalla possibilità di beneficiare immediatamente dell’incentivo fiscale, mediante un credito d’imposta calcolato sulla base delle aliquote IRES e IRPEF.

Tale credito di imposta potrà essere utilizzato in compensazione o ceduto, previa comunicazione all’Agenzia delle Entrate, dal giorno successivo a quello dell’avvenuto versamento del conferimento in denaro o dal giorno successivo alla rinuncia o alla compensazione di crediti ovvero dal giorno successivo alla delibera dell’assemblea di destinare, in tutto in parte, a riserva l’utile di esercizio.

Al fine di evitare abusi, quali immissioni temporanee di denaro in azienda per sfruttare il beneficio, sarà previsto che gli incrementi debbano permanere nel patrimonio dell’impresa fino al 31 dicembre 2021.

Estensione del limite annuo dei crediti compensabili o rimborsabili ai soggetti intestatari di conto fiscale per l’anno 2021

Il limite annuo dei crediti compensabili o rimborsabili, solitamente fissato pari ad euro 700.000, è aumentato, per il solo 2021, a 2 milioni di euro.

LE ALTRE NOVITÀ

Canoni di locazione non percepiti

Viene anticipata l’entrata in vigore della nuova disciplina in tema di detassazione dei canoni di locazione di immobili abitativi non percepiti per morosità del conduttore, come prevista dall’art. 26 del TUIR, che troverà, quindi, applicazione ai canoni non riscossi dall’1.1.2020, a prescindere dalla data di stipula del contratto.

In particolare, viene:

  • abrogato il co. 2 dell’art. 3-quinquies del DL 30.4.2019 n. 34 (conv. L. 28.6.2019 n. 58), in base al quale la nuova disciplina dettata dal novellato art. 26 del TUIR doveva avere “effetto per i contratti stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2020”;
  • la “vecchia” formulazione dell’art. 26 del TUIR disponeva che “I redditi derivanti da contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, se non percepiti, non concorrono a formare il reddito dal momento della conclusione del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità del conduttore”;
  • il “nuovo” art. 26 co. 1 del TUIR prevede che “I redditi derivanti da contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, se non percepiti, non concorrono a formare il reddito, purché la mancata percezione sia comprovata dall’intimazione di sfratto per morosità o dall’ingiunzione di pagamento.

Ai canoni non riscossi dal locatore nei periodi d’imposta di riferimento e percepiti in periodi d’imposta successivi si applica l’articolo 21 in relazione ai redditi di cui all’articolo 17, comma 1, lettera n-bis)”.

È stata, quindi, anticipata la possibilità di detassare i canoni non percepiti, già dal momento della ingiunzione di pagamento o dell’intimazione di sfratto, senza dover attendere la conclusione del procedimento di sfratto.

La nuova formulazione dell’art. 26 del TUIR, che ha anticipato la detassazione dei canoni di locazione di immobili abitativi non riscossi:

  • doveva originariamente avere effetto “per i contratti stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2020”11, comportando, quindi, una differenziazione tra i contratti stipulati fino al 31.12.2019 o dopo tale data;
  • con la conversione del DL 41/2021 (Sostegni), l’entrata in vigore della nuova formulazione dell’art. 26 del TUIR è stata anticipata, abrogando il co. 2 dell’art. 3-quinquies del DL 34/2019 e precisando che le nuove disposizioni dettate dall’art. 26 del TUIR “hanno effetto per i canoni derivanti dai contratti di locazione di immobili non percepiti a decorrere dal 1° gennaio 2020”.

La norma ha effetti già sulla dichiarazione dei redditi 2021, relativa al periodo di imposta 2020.

Sanatoria dei versamenti IRAP omessi per errata applicazione delle disposizioni comunitarie

La norma proroga ulteriormente al 30.9.2021 il termine per avvalersi della regolarizzazione dei versamenti IRAP prevista dall’art. 42-bis co. 5 del DL  04/202016.

La disposizione in esame contiene una sorta di sanatoria per il mancato pagamento del saldo IRAP 2019 e del primo acconto IRAP 2020 (ai sensi dell’art. 24 del DL 34/202017), nell’ipotesi in cui tali somme avrebbero, invece, dovuto essere corrisposte per il mancato rispetto dei limiti comunitari, consentendo di pagare l’imposta a suo tempo non versata senza applicazioni di sanzioni, né interessi.

Pertanto, i contribuenti che, fino al 30.4.2021, non hanno ancora integrato i carenti versamenti (vuoi per difficoltà finanziarie legate all’emergenza sanitaria in atto, vuoi per incertezza sul calcolo dei massimali), con l’annunciata modifica normativa avranno tempo fino al 30.9.2021 per provvedervi18.

Proroga del termine per la conservazione digitale dei documenti tributari

Con riferimento al periodo d’imposta in corso al 31.12.2019, viene differita di 3 mesi la scadenza per la conclusione del processo di conservazione dei documenti informatici, ai fini della loro rilevanza fiscale, di cui all’art. 3 co. 3 del DM 17.6.2014.

In considerazione delle difficoltà degli operatori, dovute all’emergenza sanitaria causata dal COVID-19, l’adempimento si considera tempestivo se effettuato, al più tardi, nei 3 mesi successivi al termine di cui all’art. 7 co. 4-ter del DL 357/94 (ossia entro 6 mesi dal termine di presentazione delle dichiarazioni relative al periodo d’imposta cui i documenti si riferiscono).

Per i soggetti il cui periodo d’imposta coincide con l’anno solare, per i quali il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativi al 2019 è scaduto il 10.12.2020, il processo di conservazione dei documenti informatici deve, quindi, concludersi entro il 10.6.2021.

La disposizione risulta di particolare interesse per i soggetti che usufruiscono del servizio di conservazione delle fatture elettroniche messo gratuitamente a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Il sistema prende, infatti, automaticamente in carico i documenti a partire dal giorno successivo a quello di adesione; pertanto, coloro che hanno aderito a tale servizio nel corso del 2019 e devono ancora procedere al caricamento manuale dei file trasmessi o ricevuti in data antecedente o coincidente con quella di adesione, potranno disporre di ulteriori 3 mesi rispetto al termine (10.3.2021), ormai scaduto, precedentemente stabilito.

Compensazione crediti commerciali verso Pubbliche Amministrazioni con somme iscritte a ruolo – Proroga per il 2021

Viene estesa anche all’anno 2021 la possibilità, per le imprese e i lavoratori autonomi, di utilizzare in compensazione, con le somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo o derivanti da atti esecutivi, affidate agli Agenti della Riscossione entro il 31.10.2020, i crediti:

  • maturati nei confronti della Pubblica Amministrazione;
  • relativi a somministrazioni, forniture, appalti e servizi, anche professionali;
  • non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, che sono stati oggetto di apposita certificazione da parte dell’ente debitore.

Analogamente alla precedente proroga per gli anni 2019 e 2020, l’applicazione anche nel 2021 della disciplina in esame non è subordinata all’emanazione di uno specifico decreto attuativo del Ministro dell’Economia e delle Finanze, ma vengono direttamente richiamate le modalità attuative previste dal DM 24.9.2014.

La nuova modalità di compensazione dei crediti commerciali e professionali può quindi essere esercitata:

  • a decorrere dal 22.5.2021 (data di entrata in vigore della L. 69/202127) e fino al 31.12.2021;
  • in relazione a tributi erariali, regionali e locali, contributi previdenziali e assistenziali, premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, entrate spettanti all’ente che ha rilasciato la certificazione, nonché per gli oneri accessori, gli aggi e le spese a favore dell’Agente della Riscossione, relativi ai carichi (ruoli o atti esecutivi) affidati entro il 31.10.2020;
  • qualora la somma affidata all’Agente della Riscossione sia inferiore o pari al credito vantato;
  • su richiesta del creditore, che dovrà presentare all’Agente della Riscossione competente la certificazione del credito rilasciata dalla Pubblica Amministrazione debitrice.

Sospensioni dei pignoramenti dell’Agente della riscossione su stipendi e pensioni

Con l’approvazione del decreto Legge c.d. Sostegni – bis, il legislatore ha prorogato al 30 giugno (rispetto al precedente 30 aprile) la sospensione degli obblighi di accantonamento derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati prima del 19 maggio 2020 dall’agente della riscossione, aventi ad oggetto le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennita’ relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonche’ a titolo di pensione, di indennita’ che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza.

Rinvio della c.d. Plastic Tax

Con l’approvazione del decreto Legge c.d. Sostegni – bis, il legislatore ha rinviato l’applicazione dell’imposta sui manufatti con singolo impiego (c.d. “plastic Tax”) all’1.1.2022.

Non è il primo differimento del tributo: la precedente proroga era avvenuta mediante la L. 178/2020 (legge di bilancio 2021), che ne aveva previsto l’efficacia a partire dall’1.7.2021.

Proroga degli incentivi per la cessione di crediti

Gli incentivi introdotti con il DL 34/2019 per incentivare la cessione di crediti vantati nei confronti di debitori inadempienti sono prorogati per tutto il 2021. Di seguito un breve riepilogo degli stessi:

Qualora una società ceda a titolo oneroso, entro il 31 dicembre 2021, crediti pecuniari vantati nei confronti di debitori inadempienti, può trasformare in credito d’imposta le attività per imposte anticipate riferite a perdite fiscali e importo del rendimento nozionale ACE in credito d’imposta alla data della cessione. Ai fini della trasformazione in credito d’imposta, i componenti di cui al presente comma possono essere considerati per un ammontare massimo non eccedente il 20% del valore nominale dei crediti ceduti. La trasformazione in credito d’imposta avviene alla data di efficacia giuridica della cessione dei crediti.

Ulteriori disposizioni in materia di trattamenti di integrazione salariale e di esonero dal contributo addizionale

Il DL 73/2021 è tornato sul tema del blocco dei licenziamenti per motivi economici, dopo che con l’approvazione del precedente decreto “Sostegni” del 22 marzo 2021 sembrava si fosse raggiunta una soluzione definitiva, con la previsione di due diversi regimi, differenziati in ragione del tipo di ammortizzatori sociali fruiti, in attesa della loro riforma. Infatti, con il precedente decreto solo per i datori di lavoro interessati dalla prevista riforma il divieto era stato prorogato al 31 ottobre 2021, con contestuale proroga fino a quella data anche della possibilità di usufruire di quegli ammortizzatori straordinari riconosciuti dal DL 18/2020.

Per le imprese del settore dell’industria e dell’edilizia, che fruiscono della cassa integrazione e che non sarebbero state direttamente interessate dalla riforma degli ammortizzatori sociali, invece, il termine della cassa per COVID-19 e del divieto di licenziamento era stato fissato al 30 giugno 2021.

Quello che sembrava un punto di arrivo di un percorso iniziato il 17 marzo dell’anno scorso con l’introduzione di un generalizzato divieto di licenziamento per motivi economici, che avrebbe dovuto necessariamente avere carattere temporaneo e contingente, è stato nuovamente messo in discussione con il decreto “Sostegni-bis” che alla fine ha portato all’approvazione di una norma che lascia anche qualche dubbio sulla sua portata applicativa.

L’intervento del nuovo decreto riguarda solo le imprese per le quali il divieto scade il prossimo 30 giugno, mentre al momento nulla viene detto per le altre.

Per queste imprese, definite nell’art. 8 comma 1 del DL 41/2021, che fino a ieri potevano fruire della cassa integrazione per COVID-19 solo fino al 30 giugno 2021, data in cui scadeva anche il divieto di licenziamento, l’art. 40 del DL 73/2021 introduce due nuove disposizioni in tema di cassa integrazione senza contributo addizionale.

Una, contenuta nel comma 1 dell’art. 40, è riservata alle imprese che nel primo semestre del 2021 abbiano perso almeno la metà del fatturato rispetto a quello del primo semestre 2019 e prevede la possibilità di accedere fino al 31 dicembre 2021, previo accordo sindacale, a una cassa integrazione straordinaria per 26 settimane, alternativa rispetto agli ammortizzatori sociali di cui al DLgs. 148/2015, senza addizionali a carico del datore di lavoro e il cui periodo non si computa nei limiti di durata massima previsti dall’art. 4 del DLgs. 148/2015.

L’altra disposizione, di cui al comma 3 della norma in commento, riguarda invece tutte le imprese, a prescindere dal fatto che abbiano subito un calo di fatturato, e consente di accedere fino al 31 dicembre 2021 alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria di cui al DLgs. 148/2015 senza dover pagare il contributo addizionale previsto dall’art. 5 del medesimo decreto.

Il comma 4 dell’art. 40 del DL 73/2021 proroga il divieto di licenziamento per motivi economici alle imprese che utilizzino gli ammortizzatori sociali senza oneri di cui al comma 3 fino al 31 dicembre 2021 e per la durata del trattamento di integrazione salariale fruito, per cui dopo il 30 giugno il divieto vale solo per i periodi in relazione ai quali si fruisce della cassa integrazione senza oneri, mentre se non viene fatta richiesta di tale strumento o se il suo utilizzo cessa prima della fine dell’anno il datore di lavoro, a partire dal 1° luglio 2021, potrà procedere con licenziamenti collettivi o per giustificato motivo oggettivo.

Nulla si dice, invece, sui datori di lavoro che accedono all’integrazione salariale di cui al comma 1, riservata come detto alle imprese che abbiamo perso almeno metà del fatturato nel primo semestre 2021, che pur usufruiscono di un’integrazione salariale senza oneri.

Contratto di rioccupazione

Tra le novità più importanti introdotte con il DL 73/2021 figura il contratto di rioccupazione, misura inserita dal legislatore al fine di incentivare l’inserimento lavorativo dei soggetti in stato di disoccupazione nella fase di ripresa delle attività dopo l’emergenza da COVID-19 attraverso la previsione di un esonero contributivo pari al 100% per un periodo massimo di sei mesi.

Vengono, tuttavia, esclusi dal suddetto esonero i datori di lavoro del settore agricolo e del lavoro domestico.

Si tratta di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, soggetto, salvo quanto stabilito dall’art. 41 del DL “Sostegni-bis”, alla disciplina prevista per la generalità dei rapporti di lavoro indeterminati, che deve essere stipulato dalle parti in forma scritta, ai fini della prova. Il contratto è fruibile dal 1° luglio 2021 al 31 ottobre 2021.

Presupposto per la stipula del contratto di rioccupazione è la predisposizione, con il consenso del lavoratore, di un progetto individuale di inserimento, il quale ha una durata di sei mesi e la finalità di garantire l’adeguamento delle competenze professionali del lavoratore rispetto al nuovo contesto lavorativo in cui viene, appunto, inserito.

Una volta decorsi i sei mesi previsti per l’inserimento del lavoratore in azienda, le parti possono decidere di recedere dal rapporto, nel rispetto del termine di preavviso, oppure di proseguirlo, alla stregua di un ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, come avviene in relazione al rapporto di apprendistato.

L’incentivo alla stipula del contratto di rioccupazione è rappresentato – fatta eccezione per il settore agricolo e del lavoro domestico – dall’esonero totale, per un periodo massimo di sei mesi, dal versamento dei contributi previdenziali, ma non dei premi e dei contributi dovuti all’INAIL, nel limite di 6.000 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile.

Possono però beneficiare di tale esonero solo i datori di lavoro che nei sei mesi precedenti l’assunzione non abbiano proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o a licenziamenti collettivi nella medesima unità produttiva. Alla conclusione del periodo di sei mesi di inserimento, il beneficio è cumulabile con gli esoneri contributivi previsti dalla legislazione vigente.

Il suddetto esonero è però oggetto di recupero in caso di recesso dal rapporto al termine del periodo di inserimento ed è inoltre revocato, con recupero del beneficio già fruito, nel caso in cui il datore di lavoro abbia:

  • intimato il licenziamento durante o al termine del periodo di inserimento, o
  • intimato, nei sei mesi successivi all’assunzione del dipendente con contratto di rioccupazione, il licenziamento collettivo o individuale per giustificato motivo oggettivo di un lavoratore impiegato nella medesima unità produttiva con inquadramento nello stesso livello e categoria legale del lavoratore assunto con gli esoneri.

La revoca non produce effetti nei confronti degli altri datori di lavoro che assumano successivamente il lavoratore con contratto di rioccupazione, che potranno quindi fruire dell’esonero per il periodo residuo. In caso, invece, di dimissioni del lavoratore, il beneficio viene riparametrato rispetto al periodo di lavoro effettivamente prestato.